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Il sonno, il sogno, la morte

Sua Santità il Dalai Lama

A cura di F. J. Varela

Neri Pozza - 2000


Non entrerò nel merito di quanto contenuto nel libro. Se trovate che l'argomento sia interessante, vi rimando alla sua lettura diretta. Mi limiterò ad esporre una riflessione che è sorta in me poco dopo avere ultimato la lettura del libro. Intanto riporto dalla seconda di copertina:

Il sonno, il sogno, la morte racconta una settimana di esplorazioni in questi.... grandi regni di trasformazione radicale del corpo e della mente umana, un dibattito straordinario tra il Dalai Lama e alcuni autorevoli rappresentanti della scienza occidentale: il filosofo...., la psicoanalista..., la psicologa..., l'antropologa..., il neuroscienziato... .

La prefazione del Dalai Lama spiega ulteriormente gli scopi che si prefiggevano gli organizzatori degli incontri:

..... nella nostra epoca gli studi sulla mente e sui suoi processi, compiuti dagli antichi eruditi dell'India e del Tibet, stando acquisendo un'importanza sempre maggiore. Queste tradizioni devono la loro forza allo sviluppo della pace mentale. La scienza e la tecnologia si rivolgono invece al progresso materiale. Tuttavia un avvicinamento di queste differenti discipline può produrre tutte le condizioni necessarie per dare all'umanità la vera felicità..... Sino a poco tempo fa molti ritenevano che la conoscenza oggettiva delle scienze esatte e la comprensione soggettiva della scienza interiore si escludessero reciprocamente. Durante questi incontri, esperti di entrambi i settori si sono incontrati per scambiarsi la loro esperienza e i loro diversi punti di vista su argomenti di interesse comune. Abbiamo avuto il piacere di scoprire che stavamo arricchendo reciprocamente la nostra comprensione..... Nell'occasione di cui si tratta in questo libro ci siamo incontrati per discutere il sonno, il sogno, la morte: argomenti a cui scienziati e meditanti si dedicano con grande attenzione, ma anche esperienze che caratterizzano l'esistenza di ogni essere umano. Tutti noi dormiamo. Tutti noi sogniamo..... e sicuramente prima o poi moriremo..... Ecco perché sono certo che molti lettori saranno felici di poter condividere i frutti del nostro dibattito. Non mi resta altro che esprimere la mia gratitudine a tutte le persone che sino ad oggi hanno contribuito a rendere possibili questi incontri, e ribadire la mia profonda speranza che possano continuare in futuro". (25 marzo 1996).

Per quanto mi riguarda, condivido pienamente la speranza del Dalai Lama. Infatti già nella mia tesi di laurea scrivevo:

Mi piace concludere il mio lavoro con un'ultima citazione. Proviamo anche noi a porci lo stesso interrogativo che si è posto C. Baudouin: "Bisogna forse dire che non abbiamo nessun profitto.... da trarre da un'assennata frequentazione di queste sapienze lontane?". 

L'incontro delle culture produce sempre un arricchimento reciproco. Perché questo incontro si verifichi e sia proficuo occorre innanzitutto che si verifichino almeno due condizioni fondamentali: che ci sia il desiderio di conoscersi e che si rinunci ad ogni senso di superiorità di una cultura rispetto all'altra. Una volta che queste due condizioni siano soddisfatte, ne occorre una terza che consiste nel cercare di "entrare" nelle categorie mentali di base che ogni cultura impiega per costruire la propria visione del mondo. Ebbene, è proprio sotto questo aspetto che, a mio vedere, gli incontri di cui parla il libro lasciano parecchio a desiderare in quanto rivelano che gli intervenuti, nonostante ogni lodevole intenzione, si muovevano all'interno di due spazi mentali molto diversi, così diversi da rendere problematica la reciproca comprensione. Almeno di fatto se non di principio, e almeno per il presente. Mi ha indotto a pensarlo il seguente episodio raccontato dal Dalai Lama:

..... Due anni fa incontrai un'anziana monaca..... mi raccontò che all'età di ventisette o ventotto anni si era sposata e aveva avuto un figlio. Il figlio era poi morto, e lei aveva deciso di non fare la casalinga per il resto della sua vita. Aveva abbandonato tutte le faccende familiari e aveva preso a viaggiare. Una volta raggiunse un monte..... In quel luogo viveva un vecchio lama che aveva..... una quindicina di discepoli..... Un giorno vide due di quei discepoli che volavano da un lato all'altro della montagna. Non aveva motivo di mentirmi, e mi sembra proprio che avesse una mente molto sana. Quindi, probabilmente, fu proprio ciò che vide.... .

Ho letto che il Dalai Lama coltiva un grande interesse per la scienza occidentale. Questo fa onore alla sua apertura mentale, ma l'episodio appena raccontato mostra quanto egli sia lontano dalla mentalità necessaria per pensare in modo scientifico. Leggendo il racconto dell'episodio non si può fare a meno di rilevare il candore ingenuo con il quale egli risolve il problema della verifica di un fatto. Per concludere che la donna vide effettivamente quello che gli aveva raccontato, infatti, a lui sono bastati l'aspetto sano della mente della donna e l'assenza di un motivo per mentirgli. Decisamente troppo poco, e non c'è bisogno di essere un filosofo della scienza per arrivare a questa conclusione.

Ho avuto l'impressione, d'altra parte, che gli occidentali partecipanti agli incontri fossero portati a credere che la "chiara luce" di cui parla il Dalai Lama sia la luce di cui parlano le persone che hanno avuto un'esperienza di pre-morte. Invece, mentre quest'ultima luce è da intendere in senso letterale - tanto è vero che il soggetto che fa l'esperienza la vede in fondo ad un tunnel oppure la vede promanare da una figura ieratica -, la "chiara luce" di cui parla il Dalai Lama sta ad indicare tutt'altra cosa, cioè gli stati di coscienza sempre più sottili che si sperimentano mano a mano che si passa dalla coscienza di veglia (in cui entriamo in contatto con il mondo fisico-materiale) alla coscienza propria dello stato di "sonno con sogni" e a quello di "sonno senza sogni". Più sottile ancora è lo stato di coscienza che si sperimenta al momento della morte.

Questi due fatti dimostrano quanto sia facile fraintendersi quando il dialogo si svolge tra persone che partono da categorie mentali completamente diverse.  Mi sembra, pertanto, che ci sia da percorrere ancora molta strada e che arriverà al traguardo soltanto chi riuscirà a riunire nella propria persona i significati e i valori di entrambe le culture, vivendoli contemporaneamente e sperimentandoli in proprio. In ogni modo, soltanto il moltiplicarsi degli incontri come quello descritto nel libro permetterà che si realizzi gradualmente una vera osmosi reciproca tra Oriente e Occidente

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