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Eros e Priapo

Carlo Emilio Gadda

Garzanti - 2002


Pubblico la recensione di questo libro sotto forma di scambio di e-mail avuto con un mio amico, Tommaso Testaverde, 28 anni, laureato in "Filologia moderna" e in "Studi linguistici e filologici", dottorando in "Teoria della letteratura e letterature comparate" presso la "Facultad de Filosofias y Letras" dell'Università di Granada.

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Carissimo Tommaso,

sto leggendo "Eros e Priapo", ma lo faccio con grande fatica, più perché me lo impongo che per vero piacere. L'eccesso rovina sempre tutto, anche le cose piacevoli. Il gusto per i neologismi - che mi divertiva un mondo mentre leggevo il suo "Giornale di guerra e prigionia" - qui è stato sostituito dal fastidio puro e semplice. Non si può costringere il lettore a rileggere continuamente le frasi per cercare di estrarne il loro senso approssimativo. È come leggere un libro con gli occhiali molto sporchi e con poca luce, oppure un testo inglese conoscendo poco l'inglese. Evvia, si ha l'impressione che Gadda abbia scritto questo libro sotto l'effetto di qualche sostanza psichedelica!

Le uniche espressioni gustose sono quelle sempre nuove, imprevedibili e scoppiettanti usate per descrivere Mussolini e i fascisti. Tuttavia anche sotto questo aspetto si percepisce un andare troppo oltre, quindi di nuovo un eccesso. Per esempio, ridicolizza di continuo, in maniera quasi ossessiva le prestazioni sessuali del Duce e dei suoi seguaci. È vero che durante il fascismo la potenza sessuale era diventata un obbligo di partito, una dote ostentata per imitare il Capo, ma il battere troppo di continuo su questo tasto fa venire il dubbio che Gadda avesse qualche problema sessuale e quindi ODIASSE - ma nello stesso tempo INVIDIASSE anche - quelli che esacerbavano il suo complesso di inferiorità con la loro potente carica erotica. L'esaltazione e l'esibizione di quello che non possediamo, infatti, ci fa sentire più poveri.

Un bicchiere o due di vino a pasto fanno bene, uno o due fiaschi fanno male. Questo benedetto equilibrio così difficile da raggiungere e mantenere!

Ciao, Romano.

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Carissimo Romano,  

rispondo alla tua del 12 gennaio e lo faccio sotto forma di allegato perché, come sai, alcuni simboli grafici vengono alterati nell'invio delle e-mail. 

Gadda e il suo linguaggio prolisso e vischioso cominciano a risultarti fastidiosi. Concordo con la tua analisi, anche se bisogna ben chiarire i punti di vista e l'orizzonte d'attesa dal quale si parte. Voglio dire, se ci avviciniamo a "Eros e Priapo" per studiarne la lingua, questa non può che interessarci. Se ci avviciniamo all'opera con l'intento di una semplice lettura, capisco perfettamente che possa sembrare né scorrevole né interessante.  

Il contenuto è interessantissimo! Però penso che "Eros e Priapo" sia un'opera particolarissima nel suo genere. Bisogna domandarsi: "È davvero un saggio sul fascismo?". La risposta è affermativa solo parzialmente. Oltre a essere un saggio sul punto di vista dell'autore riguardo al fascismo, "Eros e Priapo" è anche una sorta di «diario». Ed è qui il vero interesse che io ci trovo. Mi scrivi: 

Il gusto per i neologismi, che mi divertiva un mondo mentre leggevo il suo "Giornale di guerra e prigionia", qui è stato sostituito dal fastidio puro e semplice. Non si può costringere il lettore a rileggere continuamente le frasi per cercare di estrarne il senso approssimativo. È come leggere un libro con gli occhiali molto sporchi e con poca luce, oppure un testo inglese conoscendo poco l'inglese. Evvia, si ha l'impressione che Gadda abbia scritto questo libro sotto l'effetto di qualche sostanza psichedelica! 

Hai perfettamente ragione! Anche a me questo tipo di scrittura ha creato difficoltà. Il fatto però è che non ho letto l'opera (come forse hai fatto tu) per ricavarne qualche analisi o idea sul fascismo (anche se a mio avviso di idee e analisi sul fascismo ce ne sono all'interno del libro e anche di brillanti), ma l'ho letta soprattutto per trovarci l'autore. Gadda ha una scrittura sporca, barocca, a volte confusa, una scrittura che si torce su sé stessa fino a farti venire il voltastomaco; questo perché c'è una precisa poetica - e anche fortemente strutturata - che si cela dietro la sua scrittura. Inoltre Gadda appartiene a quella schiera di autori che quantomai si identificano con lo scrivere. Appartiene, cioè, a quella schiera di autori la cui scrittura, prima ancora che comunicare qualcosa, comunica la loro personalità e i loro problemi psicologici. E sotto questo punto di vista hai colto perfettamente nel segno. Mi scrivi: 

Le uniche espressioni gustose sono quelle sempre nuove, imprevedibili e scoppiettanti usate per descrivere Mussolini e i fascisti. Tuttavia anche sotto questo aspetto si percepisce un andare troppo oltre, quindi di nuovo un eccesso. Per esempio, ridicolizza di continuo, in maniera quasi ossessiva le prestazioni sessuali del Duce e dei suoi seguaci. È vero che durante il fascismo la potenza sessuale era diventata un obbligo di partito, una dote ostentata per imitare il Capo, ma il battere troppo di continuo su questo tasto fa venire il dubbio che Gadda avesse qualche problema sessuale e quindi ODIASSE - ma nello stesso tempo INVIDIASSE anche - quelli che esacerbavano il suo complesso di inferiorità con la loro potente carica erotica. L'esaltazione e l'esibizione di quello che non possediamo, infatti, ci fa sentire più poveri.

È esattamente così! In "Eros e Priapo" non si può scorgere solo una critica al fascismo e al «tipo italiano». Proprio in virtù del fatto che Gadda si riversa al cinquecento per cento in quello che scrive, senza una lente analitica di distanziamento fra sé e la realtà che analizza, "Eros e Priapo" è soprattutto uno specchio dei suoi complessi psicologici, tali e quali li hai individuati tu. Lui odia Mussolini, ma allo stesso tempo lo invidia. Non si può credere alla versione di un Gadda scandalizzato nei confronti dell'atteggiamento fascista e del tipo italiano. Si deve percepire anche un'intima invidia, una problematica personale bella forte! Non a caso, se scorriamo la sua biografia troviamo un uomo fortemente misogino che non ha mai avuto una donna in vita sua. Mi scrivi: 

Un bicchiere o due di vino a pasto fanno bene, uno o due fiaschi fanno male. Questo benedetto equilibrio così difficile da raggiungere e mantenere! 

Hai ragione. Benedetto equilibrio da raggiungere e mantenere! Ma Gadda non era equilibrato, proprio no!  :-) 

Un saluto, Tommaso.

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Carissimo Tommaso,

mi scrivi:

Gadda e il suo linguaggio prolisso e vischioso cominciano a risultarti fastidiosi. Concordo con la tua analisi, anche se bisogna ben chiarire i punti di vista e l'orizzonte d'attesa dal quale si parte. Voglio dire, se ci avviciniamo a "Eros e Priapo" per studiarne la lingua, questa non può che interessarci. Se ci avviciniamo all'opera con l'intento di una semplice lettura, capisco perfettamente che possa sembrare né scorrevole né interessante.  

Io sono abituato a leggere con la mentalità del "tecnico" che mira ai contenuti. Quello che mi interessa è il significato che l'autore mi vuole trasmettere. Non escludo del tutto che, in seconda istanza, possa prendere in considerazione anche la "forma" e lo "stile", ma ad una condizione per me irrinunciabile, cioè che la forma non vada a discapito della comprensibilità. A volte mi capita di leggere, invece, dei testi in cui la forma diventa fine a sé stessa. Allora mi incavolo e mando a quel paese l'autore ipernarcisista, a meno che ci siano motivi molti forti che mi inducono a stringere i denti e continuare la lettura fine all'ultima pagina del libro. È il caso, appunto, di "Eros e Priapo". In precedenza avevo letto con grande piacere e interesse il "Giornale di guerra e prigionia" di Gadda e volevo cercare di capire il motivo, probabilmente inconscio (ecco la deformazione professionale) che ha spinto Gadda ad usare in questo libro quel tipo di linguaggio così ostico. E credo di averlo trovato, almeno come ipotesi di lavoro da verificare. Te lo espongo rispondendo a quanto scrivi qui sotto:

Però penso che "Eros e Priapo" sia un'opera particolarissima nel suo genere. Bisogna domandarsi: "È davvero un saggio sul fascismo?". La risposta è affermativa solo parzialmente. Oltre a essere un saggio sul punto di vista dell'autore riguardo al fascismo, "Eros e Priapo" è anche una sorta di «diario». Ed è qui il vero interesse che io ci trovo.

Nemmeno io credo che "Eros e Priapo" sia soltanto un saggio sul fascismo, come potrebbe apparire ad una lettura attenta solo alla superficie. Non credo, però, che sia il caso di vederci una sorta di «diario» come proponi tu. O meglio, c'è anche quello di sicuro, ma io sono stato colpito soprattutto dalla mole davvero imponente dell'apparato erudito che Gadda sfoggia in questa occasione. Si tratta di un apparato stupefacente che sembra addirittura esplodere in una girandola di citazioni in ben cinque lingue (latino, tedesco, inglese, francese, spagnolo). Lui spazia dalla storia alla letteratura, dalla psicologia alla medicina, dalla fisica alla matematica, dalla politica alla sociologia. E qualche altro campo dello scibile adesso mi sfugge di sicuro.

Tutto questo mentre continua a tempestare il "Mascellone" (Mussolini, per chi non avesse letto il libro) e i suoi fascisti con una gragnola inesauribile di ironie feroci al vetriolo puro. Allora mi sono chiesto: "Perché lo fa? Sono sufficienti a spiegarlo i motivi soltanto politici?". A quel punto mi sono tornati alla mente i numerosi passaggi del "Giornale di guerra e prigionia" in cui Gadda lamenta la sua inguaribile timidezza che arrivava al punto di renderlo incapace di fare alcunché se c'era qualcuno che lo stava guardando. E al punto di farlo sembrare stupido per l'incapacità di esprimersi verbalmente, specie con i toni di voce alti. Ho ripensato a tutto questo e nella mia mente ha cominciato a delinearsi l'immagine di un Gadda in cui, col tempo, sono andati accumulandosi i ricordi delle tante frustrazioni-umiliazioni patite. Quindi un Gadda INVIDIOSO e BISOGNOSO di PAREGGIARE la PARTITA con quelli che ottengono il successo nella carriera e con le donne grazie alle capacità che un intellettuale normalmente non possiede. Quelle capacità che, invece, ai suoi occhi sembravano possedere i fascisti. È come se Gadda, con quell'armamentario di cultura sfoggiata, dicesse ai fascisti: "Voi siete potenti grazie ai pugni, alla prepotenza fisica, alla voce stentorea, al pistolone che vi ritrovate fra le gambe, ma io vi supero mille volte con i prodotti della mente, con la cultura, con la capacità di analisi che voi non sapete nemmeno cosa sia". In altre parole, impotenza SESSUALE (con tutte le sue implicazioni) compensata dalla potenza CULTURALE.

Se la mia ipotesi è giusta, allora anche il linguaggio per iniziati usato da Gadda acquista un senso particolare. Non sarebbe più soltanto l'imitazione del vocabolario e delle cadenze dello scrittore fiorentino del duecento - il De Madrigal -, ma si tratterebbe di un'espediente di cui Gadda si è servito per rendere accessibili le sue pagine soltanto a chi è veramente colto. Insomma, un espediente per ESCLUDERE i fascisti in quanto ignoranti, prendendosi così finalmente una rivincità a lungo desiderata. Uno pari e palla al centro! Scrivi:

Inoltre Gadda appartiene a quella schiera di autori che quantomai si identificano con lo scrivere.

Non lo metto in dubbio, ma per me l'idea che un autore possa identificarsi con lo scrivere è letteralmente fuori dal mondo. A meno di vederci, come dici tu, un sintomo psicopatologico da studiare. Scrivi:

Non a caso, se scorriamo la sua biografia troviamo un uomo fortemente misogino e che non ha mai avuto una donna in vita sua.

Mi hai confermato quello che sospettavo, cioè che non avesse conosciuto nemmeno una donna in vita sua. Mi hai risparmiato la fatica di compiere una ricerca nella biografia di Gadda. Nel "Giornale di guerra e prigionia", a dire il vero, ci sono alcuni passaggi che farebbero credere il contrario, ma forse si tratta di mascheramenti studiati per depistare il lettore. Lui amava descriversi come un soldato, come un guerriero. Ma un soldato che non parla di sesso e di donne, che soldato è?

Per passare oltre, Gadda non era solo misogino e con qualche problema di impotenza sessuale, probabilmente aveva anche una componente omosessuale. Vedi le espressioni di ammirazione quasi adorante da lui usate nel "Giornale di guerra e di prigionia" quando parla del fratello e quelle accorate con le quali descrive il dolore inconsolabile per la sua morte al fronte.

Aggiungerei che in Gadda il sentimento congiunto di ODIO-INVIDIA è presente anche nel "Giornale di guerra e prigionia", in specie quando parla dei Tedeschi. Ne descrive la rozzezza e la falsità, ma ne ammira l'efficienza, la disciplina, la serietà nel fare le cose. Tutte, quindi anche la guerra. E li confronta con i nostri soldati "smandrappati", vergognandosi di essere italiano.

In questo libro Gadda dimostra di essere un esempio dell'intellettuale intelligentissimo, sensibilissimo, coltissimo che però si autopreclude la possibilità di farsi leggere dalla massa a causa del linguaggio criptico e indigeribile. Le ragioni le abbiamo dette. A lui non interessava questo traguardo. Resta pur vero, comunque, che la lettura del libro sarebbe stata utilissima per gli Italiani al fine di conoscere meglio i propri difetti e possibilmente correggerli.

Hasta la vista, Romano.

 

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