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Una riflessione sulle religioni


Nell'articoIo precedente Uomo ho accennato alla mia convinzione che nelle religioni sia presente  un "non-senso" psicologico. Ecco cosa intendevo dire. Le organizzazioni che propongono all'uomo un percorso di perfezionamento spirituale  - quindi in modo eminente le religioni, ma non solo  - forniscono ai loro aderenti un elenco sia dei SENTIMENTI che dei COMPORTAMENTI che sono prescritti o proibiti. Da un contesto all'altro questi elenchi  possono variare nel loro contenuto, ma la sostanza del discorso non cambia, viene detto: ama, perdona, non giudicare gli altri, sii compassionevole; non desiderare la donna d'altri; non essere attaccato al risultato delle tue azioni, aiuta i bisognosi, non uccidere, ecc.

Per quanto riguarda i SENTIMENTI, il non-senso psicologico di cui sto parlando credo sia evidente e mi meraviglio, anzi, che non venga mai messo in evidenza. COMANDARE un sentimento è l'equivalente psicologico di quella che in filosofia viene chiamata una contraddizione in termini. Per esempio, da un punto di vista psicologico è un non-senso dire "AMA" perché l'amore è un sentimento quindi non può essere comandato, proprio come non avrebbe senso comandare all'ortica di profumare di rosa. Sull'ortica possiamo versare l'essenza di rose, ma questo non la farebbe diventare una rosa. Sull'ortica, al massimo, potremmo raccomandare di innestare la rosa  - ammesso che questo sia botanicamente possibile -  ma in questo caso dovremmo anche insegnare "come si fa l'innesto" e non limitarci a comandarlo.

Per quanto riguarda la parte normativa che si riferisce ai COMPORTAMENTI, invece, possiamo prenderla in considerazione da due punti di vista, quello SOCIALE-ESTERNO e quello PSICOLOGICO-INTERNO.

Allora, la tesi che voglio sostenere è che, mentre ha un senso dire agli uomini come devono comportarsi, da un punto di vista psicologico non ha alcun senso PRESCRIVERE i sentimenti o VIETARLI. Poiché, invece, i gruppi di cui sto parlando è proprio questo che fanno, inducono i propri seguaci a compiere un errore molto grave, cioè a credere di essere andati avanti sulla strada dell'elevazione spirituale solo perché mettono in atto i comportamenti che corrispondono ai sentimenti prescritti. Per esempio, invece di fare cose buone perché sono diventati buoni, si illudono di essere diventati buoni perché fanno cose buone; invece di smettere di giudicare il prossimo, si limitano a non esprimere più i giudizi a voce alta; invece di eliminare l'aggressività dentro di sé, atteggiano il viso alla dolcezza e al sorriso, parlano con tono di voce pacato e gentile, fanno frequente uso delle parole Amore e Perdono; invece di eliminare il proprio attaccamento ai beni materiali, fanno tanti bei discorsi sul non attaccamento ai beni materiali. E potrei continuare per molto, ma credo non ce ne sia bisogno perché tutti conosciamo parecchi esemplari di questa umanità che è solo VERNICIATA di cristianesimo, di buddismo, di islamismo, di ebraismo, di induismo, di principi massonici e così via.

Non ho difficoltà a credere che queste persone siano in buona fede, ma ciò non toglie che siano lo stesso prive di AUTENTICITÀ PSICOLOGICA. Perciò è facile riconoscerle. Essendo religiose solo in superficie, cioè solo nei comportamenti, basta un nonnulla per far saltare la sottile pellicola di vernice "buonista" che le ricopre e fare emergere la loro vera natura che, al di sotto, è rimasta immutata. Possono essere riconosciute anche grazie ad altri indizi. Per esempio, le loro presunte virtù hanno un che di ostentato e di eccessivo, come se queste persone sentissero il bisogno di accumulare sempre nuove prove per convincersi e convincere  che sono buone, dal momento che nel profondo di se stesse sentono di non esserlo. Ancora, hanno la smania di fare proseliti, di convincerti che il cammino che stanno seguendo è quello giusto. Hanno anche la tendenza a fare bei discorsi sulle virtù anziché concentrarsi sull'arduo compito di viverle "in proprio", cioè di tradurle in genuine esperienze di vita.

Più sopra ho detto "... invece di fare cose buone perché sono diventati buoni, si illudono di essere diventati buoni perché fanno cose buone". Secondo me, questo rovesciamento del rapporto causa-effetto non si verifica soltanto perché il  fedele o il  seguace è portato a fraintendere il messaggio che gli viene proposto. Il rovesciamento si verifica soprattutto perché il messaggio viene presentato in forma IMPERATIVA sia dai testi sacri che dalle gerarchie preposte alla diffusione del messaggio. Infatti si parla di tavole della LEGGE, di PRECETTI, di COMANDAMENTI. Anche la frase più bella del Vangelo contiene un verbo coniugato all'imperativo: "AMA il prossimo tuo come te stesso". Perfino quando manca  il verbo coniugato all'imperativo, queste organizzazioni propongono comunque una parte NORMATIVA in cui viene detto quello che il fedele DEVE fare/sentire e quello che non DEVE fare/sentire. In conclusione, i gruppi di cui sto parlando, nella migliore delle ipotesi riescono ad ottenere solo un miglioramento del COMPORTAMENTO delle persone, la cui natura profonda resta invece immutata.

Va anche detto, comunque, che le riflessioni suddette si applicano soltanto alla massa dei fedeli/seguaci, cioè a quelli che potremmo definire persone "normali". Il discorso cambia se prendiamo in considerazione le figure eccezionali dei santi e degli iniziati. Ma voi quanti ne avete incontrati nella vostra vita? E quanti, invece, dell'altra specie descritta sopra?

Secondo me, l'uomo può migliorare se stesso in profondità - e non soltanto il suo comportamento - solo quando segue una strada diversa da quella indicata dalle religioni. Queste COMANDANO, REPRIMONO, VIETANO. Invece possiamo migliorare solo se, come primo passo, prendiamo contatto con le nostre parti "cattive". Nel momento stesso in cui lo facciamo, affiorano altre energie, questa volta "buone", che riequilibrano la situazione. È un meccanismo regolatore che agisce nella psiche come l'OMEOSTASI agisce a livello biologico. Senza questa legge compensatrice, la materia vivente non sarebbe comparsa sulla Terra o sarebbe scomparsa subito dopo la sua apparizione. Il meccanismo regolatore di cui sto parlando potremmo considerarlo anche come l'equivalente psicologico del processo TESI-ANTITESI-SINTESI di cui parla la filosofia.

Il meccanismo regolatore, ripeto, scatta solo quando si compie la famosa "discesa agli inferi", cioè quando si prende contatto con le nostre parti "cattive" e le si riconosce come "nostre". La strada indicata dalle religioni, invece, va nella direzione esattamente opposta: il "cattivo" è il DIAVOLO e il diavolo va tenuto lontano! Le conseguenze di quest'ultimo atteggiamento sono almeno due, entrambe negative: da un lato viene a mancare la SINTESI cioè il superamento, dall'altro il RIFIUTO va a ipertrofizzare-potenziare la polarità "cattiva" facendo così aumentare a dismisura il rischio che essa deflagri in modo altamente distruttivo. Non ho scoperto niente di nuovo, intendiamoci, questa è la tesi sostenuta da C.G. Jung. Per maggiori dettagli rinvio all'articolo omonimo.


 

Parecchi giorni dopo la pubblicazione di questo articolo ho ricevuto il seguente messaggio che ha dato inizio ad uno scambio di pareri che ritengo non privo di interesse (vedere anche l'articolo "ERIKA E OMAR").


[...]

  
Nell'articolo "Una riflessione sulle religioni" (che ho apprezzato davvero molto) scrivi:

Sociale-esterno

Sotto questo profilo le religioni hanno svolto e svolgono un ruolo altamente positivo in quanto, come ho già detto nell'articolo precedente, hanno contribuito in modo decisivo a tenere sotto controllo gli impulsi egoistici ed aggressivi dell'uomo (anche se in alcuni casi le gerarchie religiose hanno usato, ed usano, la pulsione aggressiva dell'uomo per realizzare quella che loro dicono essere la "volontà di Dio").

Io invece credo che abbiano contribuito a tenere sotto controllo un bel niente. D'altra parte qualcosa specifichi anche tu fra parentesi. La mia personale esperienza in campo religioso (personale in quanto vissuta molto da vicino) mi ha portata a credere che la fede cieca (perché spesso diventa tale) alimenti, in modo piuttosto subdolo, gli impulsi egoistici e l'ego. Un credente non solo crede di avere in mano la verità con la "V", ma segretamente pensa di essere superiore agli altri per averla trovata e per seguirla, giustificando in questo modo, soprattutto ai suoi occhi, ogni cosa.

Sono perfettamente d'accordo finché restiamo sul piano psicologico, cioè quello INTERNO e individuale, ma il mio paragrafo è esplicito fin dal titolo, si riferisce al piano SOCIALE-ESTERNO e, aggiungo adesso, al lungo periodo, quello storico dei millenni. Se ci poniamo in questa prospettiva, diventa facile rilevare i cambiamenti che si sono verificati: oggi nel Colosseo non ci sono più i gladiatori che si sgozzano nè i leoni che sbranano gli esseri umani; in India non si seppellisce più la moglie viva accanto al marito morto; non si fanno più sacrifici umani agli dei, ecc. Sul piano SOCIALE i costumi si sono addolciti, non possiamo negarlo, e parte di questo merito va anche alla religione. In ogni caso, il progresso di cui sto parlando può essere percepito solo se confrontiamo il presente con il modo in cui vivevano gli uomini migliaia di anni fa. Era questo che volevo dire, forse non sono stato sufficientemente chiaro.

Ti ringrazio per avermi risposto, mi ha fatto molto piacere. Vorrei precisare che quanto ho scritto è frutto di ciò che sono in questo momento. Fortunatamente nella vita si ha modo di evolvere in continuazione, non sono avvinghiata alle mie idee, anzi ti dirò che mi piace molto mettermi in discussione.

Penso che questo sia l'atteggiamento più adatto per chi vuole evolvere e crescere. Auguroni....

Ciao, Romano.

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